Loris Taufer

Autonomia, va alimentata e coltivata

Nonostante le crisi e i problemi di sempre, questa parte di mondo in cui viviamo, l’Europa, è davvero una terra fortunata. E noi, abitanti di questa Regione, con i nostri livelli di vita in testa alle classifiche, siamo ancora più fortunati di altri.
Però non è detto che le cose vadano sempre così. E soprattutto si tratta di consolidare e legittimare questo nostro modello di società.
Per una serie di fortunate circostanze storiche e grazie alla lungimiranza politica di più di un personaggio di questa terra di confine, la scarsità di risorse e la passata abitudine di fare da sé di questa popolazione, si sono tradotte nel tempo in quella moderna forma di autogoverno che è la nostra autonomia regionale e provinciale.
Il pericolo, oggi, è che queste caratteristiche di essere un vero e proprio Land – una Regione (e Province) con una speciale autonomia – siano date per scontate, in particolare dalla stragrande maggioranza dei cittadini che non si occupano di politica, impegnati nei loro ritmi di vita e difficoltà di ogni giorno.
Se c’è un’utopia concreta che è inscritta nel destino di questa piccola «terra fra i monti», questa è proprio quella di sperimentare forme efficaci e virtuose di autogoverno, che possono essere valide per le popolazioni di questo territorio ed avere, nello stesso tempo, un significato più generale.
E ci sono alcuni elementi paradigmatici a cui riferirsi, per giudicare la qualità della nostra autonomia.
Il primo è quello della democrazia, della effettiva partecipazione dei cittadini alla gestione della vita pubblica, intendendone anche la condivisione nelle scelte e la consapevolezza rispetto ai fini da perseguire.
A questo proposito si sta aprendo, per il Trentino come per il Sudtirolo, un’occasione straordinaria legata alla scelta di pervenire, in tempi ragionevoli, a un Terzo Statuto di autonomia, che, nell’ambito delle riforme istituzionali nazionali, individui una nuova architettura giuridica, equilibrata e lungimirante, per il nostro modello sociale.
Vanno in questo senso la Consulta prevista dal disegno di legge n. 104, che a fine gennaio sarà discusso dal Consiglio provinciale di Trento, e la Convenzione di Bolzano, le quali avranno il compito di varare delle proposte, sperabilmente condivise e complementari, per un nuovo Statuto di autonomia.
Quel che è importante è che, come in parte previsto, i cittadini siano il più possibile partecipi e protagonisti di questo percorso di elaborazione statutaria.
Ma poi, soprattutto, è essenziale che nel nuovo Statuto si individuino forme di coinvolgimento più attivo della gente, le quali colmino il sempre più esteso rifiuto della politica, il senso di estraneità alle vicende della comunità.
Da questo punto di vista potrebbero forse essere sperimentate forme innovative di democrazia: ad esempio l’introduzione, per alcuni organismi, di forme di «democrazia rappresentativa aleatoria», cioè basata sul sorteggio opportunamente preparato di diversi tipi di cittadini chiamati a parteciparvi, da affiancare a istituzioni di democrazia rappresentativa elettiva. Ci sono, a questo proposito, alcune esperienze interessanti in giro per il mondo – ad esempio in Islanda e in Irlanda – così come segnalate in un libro recente di David van Reybrouck, uno dei più importanti intellettuali del Belgio.
E, a livello internazionale, alcuni intellettuali e pionieri avanzano anche diverse proposte di un modello birappresentativo di democrazia, il quale associ elezioni e sorteggio, in modo da superare quella stanchezza democratica, quella estraneità alla politica che è propria della nostra epoca.
Forse alcune innovazioni, coraggiose ed equilibrate al tempo stesso, potrebbero essere introdotte in questo nuovo Statuto di autonomia riguardante le due province di Trento e di Bolzano, in una prospettiva che deve, al tempo stesso, mirare alla costruzione di una Euroregione alpina con Innsbruck.
Un secondo elemento rispetto al quale misurare la qualità della nostra autonomia è quello dell’Europa, del contributo che può dare questo piccolo territorio di confine alla costruzione dell’unità europea.
Anche qui, dal Concilio di Trento in poi, c’è un ruolo europeo che questa autonomia regionale è chiamata a svolgere, una funzione di cerniera tra culture e mondi diversi, per la definizione di quella straordinaria ed inedita statualità europea che si tratta di mettere a punto.
In particolare, Trento potrebbe candidarsi ad essere sede, accanto al Festival dell’economia, di un Festival dell’Europa, inteso come appuntamento fisso, annuale, dove si trattano temi utili alla risoluzione dei tanti nodi problematici europei; e dove la stessa Europa si mette in mostra, con i propri rappresentanti, esperti, manifestazioni culturali e sociali, espressioni delle tante diversità etniche, linguistiche e artistiche.
Infine, dentro un contesto ambientale fragile e delicato che va salvaguardato e protetto per le generazioni future, la qualità di questa autonomia sarà giudicata in relazione alla valorizzazione delle risorse del singolo individuo, allo sviluppo della sua personale autonomia ed alle sue capacità d’iniziativa, alla sua preparazione culturale e alla sua «etica della responsabilità».
Su questo piano, le diverse iniziative preventivate – di miglioramento della qualità della vita, di arricchimento culturale e sociale, di solidarietà e cooperazione internazionale – vanno previste in una regione alpina transfrontaliera, dove una delle caratteristiche di fondo è quella del multilinguismo e della pluralità culturale.
Questo va sulla strada delle Raccomandazioni del Consiglio d’Europa che chiede agli Stati membri di «promuovere il plurilinguismo su grande scala» e mira ad un’autonomia che, consapevole del proprio passato, sa guardare, con fiducia e proposte innovative, al futuro di questo lembo di mondo.

Loris Taufer
Fonte: Quotidiano “L’Adige” del 29 dicembre 2015.

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