Luciano Imperadori

Una riforma delle Casse Rurali con la pistola alla tempia

E così alla fine la cosiddetta riforma del Credito Cooperativo è passata. Come feci un anno fa (paventando il pericolo) pongo alcuni interrogativi ai soci che sono i proprietari delle Casse Rurali BCC.

Ce lo ha imposto l’Europa? Non sembra perché in altri Paesi il Credito Cooperativo è accettato e tutelato ed è una ricchezza, accanto alle altre forme bancarie.

Ma allora si tratta di una riforma che “non si poteva rifiutare”, una riforma con la pistola alla tempia, il “voto di fiducia” . Un’autoriforma che in una notte, nel Consiglio dei Ministri, è stata stravolta. E’ vero quello che dice anche il senatore Massimo Mucchetti (dissidente PD), profondo conoscitore della materia, che questa riforma rischia di indebolire anziché rafforzare il sistema?

La scelta del modello unico della holding, Società per Azioni, dove le Casse Rurali BCC potrebbero anche finire in minoranza, cioè essere “comprate” dalla grande finanza (lo prevede la legge), rinnega i principi basilari della cooperazione che prevedono la territorialità, il voto pro-capite e la non distribuzione degli utili per lasciarli alle future generazioni. E’ stato così per 150 anni di storia, da Raiffeisen a don Guetti in poi. Che bisogno c’era di cambiare? Dando poi la possibilità alle grandi BCC di affidare ad una SPA l’attività bancaria, pagando il 20% del patrimonio “indivisibile” allo Stato (e meno male che era indivisibile) non si rischia di trasformare la Cooperativa di credito in una “cooperativa di redditieri” che non esiste nella legislazione fin qui conosciuta?

Si fa credere che il modello bancario della Società per Azioni, con capitali esterni, sia più efficiente e solido della forma Cooperativa, ma se così fosse non avremmo avuto le grandi crisi bancarie perché nel mondo la grande finanza è quasi tutta in forma di SPA. Le BCC Casse Rurali italiane sono state costrette a pagare centinaia di milioni di Euro (225 per l’esattezza) per  “salvare” altre Banche mal gestite (come successo nel caso di Banca Etruria e company) senza poter usufruire di questi Fondi nel caso in cui anche le BCC ne avessero bisogno. Anche il neo-costituito Fondo salva-banche “Atlante” sembra non intervenga per noi.

Il pericolo è che venga accentrato tutto a Roma, anche i controlli. Ma siamo certi che siano migliori? E che fine farà la Federazione “colonna portante del movimento cooperativo trentino” come ha scritto il presidente Giorgio Fracalossi che, secondo me, avrebbe dovuto rimanere al suo posto. Si impone dall’alto un modello unico di Holding con adesioni praticamente obbligatorie. Ma se qualcuno facesse un ricorso alla Corte Costituzionale in nome della libertà di impresa e di associazione potrebbe anche vincere.

A mio parere non siamo alla fine ma solo all’inizio di un attacco da parte del governo e dei poteri finanziari teso a far scomparire il Credito nella sua forma cooperativa, legato al territorio, alla democrazia economica, con gli utili indivisibili. E allora mi domando: se si vuole veramente “presidiare e difendere la storia e i valori propri del nostro sistema e delle nostre Casse rurali, per garantire loro la necessaria autonomia(cito dalla lettera d’addio di Fracalossi), occorre informare e mobilitare i soci per opporsi a questo disegno nefasto e avere più forza nelle trattative con Roma.

Trento, 29 aprile 2106

Luciano Imperadori
Intervento fatto all’assemblea della Cassa Rurale di Trento

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