Nicola Fioretti

Aggiornamento Statuto: non un lusso ma una necessità!

Dopo due anni il Parlamento ha concluso l’iter di approvazione della Riforma Costituzionale. Non avendo ottenuto il voto favorevole dei 2/3 dei componenti in entrambe le Camere la palla passa ai cittadini che, attraverso il referendum confermativo che si terrà in autunno, dovranno stabilire se il testo entrerà in vigore o meno. Una responsabilità gravosa –quella che pesa sulle spalle dei cittadini– in quanto si tratta della più ampia revisione della Carta mai deliberata nella storia repubblicana.
Il ricorso al voto popolare offre due aspetti positivi. Il primo è che porterà necessariamente ad una discussione pubblica e alla diffusione di informazioni per convincere i cittadini ad andare a votare “Sì” o “No”. Il secondo è che la mancanza del quorum renderà inutile lo spiacevole ricorso alla pratica dell’astensionismo (tipico dei referendum confermativi). Ma esiste anche un aspetto negativo. Stiamo infatti assistendo alla banalizzazione del quesito da parte delle forze politiche (sia di maggioranza che di opposizione) che stanno facendo passare il quesito come una sorta di “plebiscito” a favore o contro il Governo. Il rischio che i cittadini decidano di pancia e dunque sbaglino è molto alto in questo contesto.
Ecco perché è fondamentale stimolare momenti di incontro e di confronto seri sull’argomento.

Ma quali sono i cambiamenti principali che la riforma introduce?
I punti salienti della Riforma sono il superamento del bicameralismo perfetto, la riforma del Titolo V che disciplina i rapporti tra Stato e Regioni e, per quel che riguarda la nostra Autonomia, l’introduzione del principio dell’intesa. Attraverso questo principio, lo Statuto di Autonomia non potrà più essere modificato in maniera unilaterale ma avrà bisogno dell’accordo tra le parti (Stato da un lato e Regione dall’altra). In tal senso possiamo dire che il principio dell’intesa “cristallizza” il nostro Statuto e lo mette in sicurezza da atti d’imperio da parte di Roma in quanto ogni sua modifica richiederà il consenso di Trento e Bolzano. Sotto questo punto vista ci viene quindi offerto un certo grado di tranquillità nella fase di revisione e aggiornamento statutaria.

Come ci stiamo attrezzando a Trento e Bolzano per raggiungere questa revisione statutaria?
Con l’approvazione della legge istitutiva della Consulta, a Trento, è iniziato ufficialmente il percorso di aggiornamento dello Statuto di Autonomia. Contestualmente a Bolzano è iniziata la prima fase dei lavori della Convenzione (o Konvent), che attraverso assemblee pubbliche sta raccogliendo le istanze dei cittadini. I due organismi hanno molte differenze, ma sono altresì accomunati dall’essere strumenti ausiliari dei Consigli composti da una rappresentanza mista (politica, esperti, parti sociali, associazioni e società civile) e ispirati alla logica della democrazia partecipativa.
Mentre la scelta di processi partecipativi non era obbligatoria lo era e lo è la revisione statutaria, prevista non solo dalla riforma che potrebbe entrare in vigore in autunno, ma anche da quella in vigore dal 2001. Ecco quindi spiegato perché l’aggiornamento dello Statuto non può considerarsi un lusso, o un esercizio di intelletto, ma una necessità data da un obbligo costituzionale.
Purtroppo ci si muove solo ora e con un certo ritardo. Le motivazioni di questo ritardo discendono dalla paura (di fatto sempre covata) che il Parlamento romano approfittasse della revisione per stravolgere a proprio favore l’eventuale proposta proveniente dai territori. Un potere che il Parlamento ad oggi ha ma che andrebbe a perdere con l’entrata in vigore della nuova riforma e l’introduzione del principio dell’intesa.
Se il processo fosse iniziato qualche anno fa, come auspicavamo noi dell’OSAR (vedasi i nostri incontri del 2014), oggi Trento e Bolzano avrebbero già in mano qualcosa di organico da trattare con Roma. Il momento particolarmente favorevole –visti i numeri risicati al Senato– avrebbe sicuramente reso l’aggiornamento più semplice rispetto al futuro. La prossima legislatura potrebbe infatti essere caratterizzata da nuovi rapporti di forza risultanti dalla riforma costituzionale che renderà ininfluente il Senato e garantirà la maggioranza alla Camera. Questo produrrà inevitabilmente una diminuzione del peso politico delle due Province Autonome e dei suoi rappresentanti.
Ma non tutto è perduto! Il passato è passato e non possiamo tornare indietro. Guardando al futuro dobbiamo essere consapevoli che affinché questo processo funzioni serve spirito costruttivo e unità. E’ quindi necessario che, nonostante i processi siano partiti separati, ci sia un forte raccordo tra Trento e Bolzano, altrimenti (prendendo in prestito una citazione del Senatore Francesco Palermo) “se le strade saranno separate, correremo il rischio di trovarci come con i ponti dell’Irpinia in cui inizi a costruire dalle due parti e poi nel momento di congiungerle ti ritrovi con metri di differenza”.

Nicola Fioretti
Presidente OSAR

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