Nicola Fioretti

Il futuro dell’Autonomia: tra riforme e revisioni statutarie

…e se la nostra voce di ultimi venuti non potesse apparire immodesta, vorremmo aggiungere che lo stesso interesse autonomistico rende tutte le province sorelle, perché il centralismo livellatore della burocrazia e il capitalismo accentratore sono nemici di tutte”. Voglio partire da queste parole di Alcide Degasperi -apparse sulle colonne del giornale “Nuovo Trentino” del 1919- per fare una riflessione sul futuro della nostra Autonomia e sulla nuova Riforma Costituzionale in atto.
La Riforma Costituzionale, pur consentendo un maggior grado di potenziale differenziazione tra le diverse Regioni, introduce una generale e marcata centralizzazione dei poteri. Da questo ragionamento generale rimangono però escluse le Speciali la cui autonomia ne esce garantita. Nella sostanza, insomma, le Autonomie Speciali escono in qualche modo “più forti” e ciò va a incrementare il divario con le Ordinarie che di conseguenza alimenta le critiche da parte di politici e tecnici.
Guardando a noi cittadini delle Province di Trento e Bolzano però, tutto sommato, sembrerebbe che tutto vada per il verso giusto. Ma siamo sicuri davvero sicuri che sia così?
La risposta è piuttosto complessa e meriterebbe un’analisi molto approfondita e puntuale. Cerchiamo però di fare il punto per sommi capi. A distanza di 70 anni dall’Accordo Degasperi-Gruber, la tutela della nostra specialità si gioca ancora in chiave difensiva. Probabilmente non poteva essere diversamente di fronte a una Riforma di questo tipo (che di fatto svuota le ordinarie) ma dimostra –se ce ne fosse ancora bisogno– come in Italia, manchi del tutto la sensibilità nei confronti delle Speciali e che i rigurgiti di quel “centralismo livellatore” di cui parlava Degasperi sono più vivi che mai.
Proprio per questo motivo la vera svolta della nostra Autonomia potrà essere data solo dalla revisione dello Statuto. Con una Riforma di questo tipo infatti risulta facile pensare che per alcune Speciali questa revisione significherà una sostanziale eliminazione della propria specialità, mentre per altre in un rafforzamento. Ci troveremo di fronte ad un bivio che determinerà il futuro della nostra terra. Riuscire a imboccare l’una o l’altra strada sarà responsabilità di chi amministra e di chi vive questi territori che, assieme, dovranno elaborare proposte di revisione qualitativamente alte da dare a chi, a Roma, sarà chiamato a negoziarle con lo Stato.
La strada intrapresa da Trento e Bolzano, rispettivamente con la Consulta e la Convenzione (o Konvent), sembrerebbero andare nella giusta direzione perché danno voce anche alla società civile (oltre che ai partiti e ai tecnici) ma per raggiungere l’obiettivo dobbiamo essere consapevoli che l’unità di intenti tra Trento e Bolzano sarà determinante. Andare spaiati in questo frangente sarebbe deleterio!
In assenza di revisione, visto come si stanno modificando gli assetti Stato-Regioni, è probabile che in via giurisprudenziale il margine di autonomia possa essere lentamente eroso a fronte di un sistema più centralizzato.
L’auspicio è che la “Giornata dell’Autonomia” –che ricorda la firma dell’Accordo Degasperi-Gruber– serva proprio a ricordare a noi stessi che la nostra Autonomia necessità di unità di intenti tra Trento e Bolzano ma anche e soprattutto tra politica e cittadini.

Nicola Fioretti
Presidente OSAR

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Un commento di Il futuro dell’Autonomia: tra riforme e revisioni statutarie

  • Alex Marini  says:

    Con le riforme costituzionali l’autonomia del TAA sarà un’isola in mezzo a un oceano centralista. Il rischio di essere sommersa da uragani e dagli effetti del surriscaldamento globale, ovvero dalla rabbia e dall’invidia delle altre regioni, sarà elevatissimo. Un altro rischio che peraltro in parte è già realtà quotidiana è che l’autonomia si trasformi in un centralismo provinciale dove le comunità locali, soprattutto quelle periferiche, e i cittadini, titolari della sovranità popolare, siano esclusi dai processi decisionali che li riguardano

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