Renzo Tommasi

Considerazioni sul futuro del credito cooperativo trentino

Riforma, autoriforma o smantellamento del credito cooperativo trentino, il tema è all’attenzione del giorno da più di un anno, da quando la BCE ha deciso di emanare delle norme atte, in apparenza, a salvaguardare la solidità degli istituti di credito cooperativo. Un’azione che si rivela smaccatamente verticistica, portata avanti, in ogni singolo Stato dell’UE che adotta l’euro, dalle ex-banche centrali nazionali. Come? Iniziando con il minare il sacrosanto principio fondante di una testa un voto, con l’obbligo per le Banche popolari di trasformarsi in Spa, imponendo il bail in (una sorta di garanzia illimitata dell’azionista) e incrinando il ruolo territoriale delle Casse rurali. Il tutto in nome – lo ha dichiarato Mario Draghi – del concetto che sul mercato globale resistano meglio le grandi concentrazioni bancarie (too big too fail) rispetto ai piccoli istituti di credito, per propria natura intrinseca territoriali, concedendo una deroga alla recente variante etica a-territoriale.

Un cambio di paradigma del rapporto fiduciario che induce il risparmiatore del presente a doversi fidare di più delle ventilate competenze e del efficientamento di anonimi operatori (vedi la chiusura degli sportelli bancari in UK sostituiti dai portali on-line) piuttosto che del figlio, laureato in economia, del socio della Cassa rurale che vive in paese a poca distanza da casa tua. A fidarsi di più di cda formati da manager i cui compensi incidono notevolmente sui costi di gestione piuttosto che di cda composti da semi-volontari (ma non per questo incompetenti), che decidono di cooperare per il bene del loro istituto, della loro comunità d’appartenenza e del loro territorio. A fidarsi di più di una gestione privata piuttosto che di un’autogestione collettiva. E qui sta il punto.

L’autogestione collettiva dei beni immateriali, delle Allmende in denaro contante come affermava il fondatore del credito agrario F.W. Raiffeisen, ha portato ad accumulare nel corso di più di un secolo i fondi di riserva indivisibili (Stiftungsfonds) – e non la divisione degli utili – proprio per garantire la stabilità nei momenti di crisi dei piccoli istituti di credito cooperativo. Questi fondi di riserva oggi sono decisamente cospicui. In Trentino si stima che ammontino a circa un miliardo e mezzo. Un piatto decisamente appetibile, che fa gola a molti. Ma come appropriarsene? Smantellando l’impalcatura del credito cooperativo. Si inizia con la de-territorializzazione (leggasi fusioni di enti cooperativi delle sempre più spinte) per poi passare ad imporre, fissando dei parametri patrimoniali minimi puramente arbitrari, una capogruppo, ma che sia obbligatoriamente una Spa. La riforma, si dice, è imposta dall’alto (lo vuole l’Europa, ma quale, verrebbe da chiedersi, quella dei banchieri e dei tecnocrati?), ma simpaticamente è fatta passare come un’autoriforma. Perciò vale la pena di ricordare che queste decisioni, prese altrove, sono in contrasto con la Costituzione italiana (perciò si vuole cambiarla!) che all’art. 45 recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”, e che subordina con l’art. 41 l’iniziativa economica privata, che è sì libera, ma: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Inoltre, con la sottrazione imminente del credito alla Federazione trentina della cooperazione, si intacca un pilastro fondamentale della sua “Costituzione. § 1. Le casse rurali e i Sodalizi cooperativi della parte italiana della provincia, costituitisi in base alla legge 9 aprile 1873 (B. L. I. N.° 70) riservandosi la più completa autonomia e libertà di ordinamento interno, si uniscono sotto le norme del presente Statuto e per un tempo indeterminato in una Federazione divisa in due Sezioni l’una dall’altra indipendente, la prima per le casse rurali, la seconda per altri sodalizi cooperativi”. Con un abile colpo legislativo l’Europa dei banchieri aliena il credito cooperativo territoriale, fatto soprattutto dei risparmi dei soci e del loro capitale intergenerazionale, e mette in discussione l’esistenza del sindacato del movimento cooperativo trentino, assoggettando i principi fondanti e sacrosanti di autonomia e di libertà.

 

Renzo Tommasi
Studioso della Cooperazione

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