Nicola Fioretti

L’Autonomia va vissuta e non celebrata

Spesso mi capita di riflettere sul rapporto che dovrebbe avere nei confronti del Trentino la Comunità che lo vive, ormai composita e come tale alla ricerca di elementi unificanti. Elementi cioè che concretamente facciano sentire “proprio” il concetto stesso di autogoverno e di autonomia.

L’Autonomia del passato più remoto si traduceva nella difesa dell’identità di una regione alpina, che riteneva le forme di autogoverno e di tutela di certi particolarismi fiscali, giuridici e culturali come una necessità per la salvaguardia e la sopravvivenza delle proprie peculiarità.

Oggi, a distanza di secoli, e dopo aver attraversato passaggi epocali quali l’Unità d’Italia, il Fascismo, il passaggio da Monarchia a Repubblica, l’accordo Degasperi-Gruber e il riconoscimenti del regime statutario, è fondamentale comprendere come l’Autonomia contemporanea non debba vivere di rimpianti e di nostalgia ma, nemmeno, di una costruzione identitaria appartenente ad un passato che non esiste più.

Va compreso che alla logica difensiva e protettiva –una comunità vivadeve contrapporre un’attitudine propositiva e aperta al confronto. Il Trentino non può essere una realtà chiusa in una dimensione localistica, ma confermare il proprio spirito di confronto e la sua capacità di costruire legami esterni che, molti degli esponenti di spicco del mondo politico trentino quali Degasperi, Kessler e Pruner, hanno saputo tessere rendendo grande la nostra “terra tra i monti”.

Certo, il mondo e il nostro modo di vivere sono profondamente cambiati da allora, ma al Trentino e ai trentini di oggi è richiesto di prendere in mano il concetto di Autonomia con la stessa passione civica e partecipazione emotiva di allora.

A ciò si deve aggiungere che occuparsi di Autonomia –specie in questo contesto storico– non è solo questione di buona volontà e di disponibilità a partecipare, ma è sempre più capacità di entrare nel merito, di prendere decisioni coraggiose e meditate su temi spesso complicati che non possono essere affrontati con le facili scorciatoie della demagogia o del nostalgismo.

Oggi alla politica e ai partiti viene richiesto di attuare un processo partecipato e coraggioso, guidato dai grandi valori e dalle esperienze della nostra tradizione autonomista che oggi però devono essere riproposti tenendo conto dei grandi mutamenti che hanno sconvolto il mondo e il nostro stesso modo di vivere.

Questo ci obbliga a fare lo sforzo di capire come l’Autonomia vada considerata una realtà condivisa e come tale da tenere viva e non da considerarsi come un mausoleo ingrigito dal tempo che rappresenti, pur con tutta la sua nobiltà, esclusivamente il passato.

Nicola Fioretti
Presidente OSAR

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